|
Un fiocco rosa in casa
Dalia.
Alcuni di noi non avevano neanche vent’anni, ma il
cuore era già talmente ricco che, o si cominciava a dare qualcosa di sé
agli altri, o sarebbero esplosi di lì a poco.
In un certo senso l’esplosione avvenne comunque…
Nonostante si venisse da diverse realtà sociali, di fede e politiche, un
motore solo consumava la straordinaria quantità di benzina della quale,
via via, tutti eravamo diventati capaci.
L’inverno, ogni anno, trascorreva con lo sguardo rivolto sempre verso lo
stesso orizzonte: quello che chiamavamo il “soggiorno
estivo”. Qualcuno aveva vissuto l’esperienza dei Treni
Bianchi che, una manciata di volte l’anno, correvano verso Santuari
Mariani perché chi era stato colpito dal dramma dell’handicap non
perdesse mai la speranza. Non si trattava di speranza nella guarigione del
corpo, ma fermamente insieme, deambulanti e non, intelligenti e non, si
credeva nella speranza che fosse il cuore il primo a guarire.
Tante catechesi ci avevano preparato a divenire gambe, mani, braccia,
occhi, ma anche e soprattutto sorriso per chi non ne avesse.
Col tempo, quella manciata di volte l’anno non bastava più. L’amore
straripava: c’erano ettari di terreno da irrigare.
Cominciammo ad approfittare dei “soggiorni
estivi” per trascorrere anche le vacanze nelle campagne vicino
Roma con i nostri amici che, avevano si bisogno d’aiuto, ma che
rifornivano continuamente il nostro cuore. Diventavano,così, minuto per
minuto alimento indispensabile per la crescita di ognuno di noi, fonte
inesauribile di ricchezza alla quale non potevamo non abbeverarci. La vita
doveva essere vissuta qualunque fosse il prezzo. E ricordo tanti sorrisi
speciali…. li ricordo tutti!
Questo per dar voce all’aspetto per alcuni romantico, sentimentale,
irrazionale, forse… Tuttavia, perché questo fosse perfettamente
adiacente alla quotidianità, dovemmo valutare che la poesia e le sane
intenzioni, presto si sarebbero rivelate insufficienti. La “gratuità”
di cui tanto si discute, necessitava di “sostanze”. Nonostante tutto.
La “gratuità” doveva diventare “carità”.
Mi ero innamorata, fin da bambina, del teatro. Un amore irrinunciabile,
travolgente, un fidanzamento che non si poteva tradire, colorato da alcune
gemme che mi erano state regalate al momento della nascita: una vocetta
intonata, un discreto orecchio, la passione per la musica. Non era molto,
ma per partire doveva bastare. La recitazione, il canto, definivano ancora
più chiaramente dentro di me che per meritarmi ciò a cui non avrei
saputo rinunciare, potevo “vendere” qualcosa di me.
Ne parlai con Saverio D. G., caro, complice, intramontabile amico, perché
sapevo che avrebbe compreso. E comprese prima ancora che finissi. Avrebbe
camminato con me, lui con le sue ricchezze (ed artisticamente ne ha
tante), io con le mie. Si trattava di mettere insieme bisogni e talenti.
In fondo, anche se avessimo fatto un solo spettacolo, con il denaro
avremmo potuto rimpinguare le tasche dei nostri “soggiorni
estivi”… “Spettacolo”? “Luci”? “Costumi”? “Cantare
dal vivo”? Tutto per noi era troppo costoso. Troppo.
Qualcosa ci spinse ugualmente, soprattutto l’entusiasmo degli altri
amici con i quali condividemmo l’idea, ed invece di prenderci per folli,
ci assecondarono e ci sostennero… semplicemente. Compresero che era la
gigantografia di un innamoramento e che non sarebbe entrata più in due
cuori soli.
Faceva freddo quella sera, nonostante la primavera fosse alle porte. Il
calore arrivò dai due Sandro, da Corrado, da Kika, da Fabrizio, da
Massimo, da Ivano, da Elisabetta… e quanti altri cuori e nomi
aggiungerei! … Non era importante cosa e quanto si sapesse fare. Artisti
veri che sanno donare ciò che hanno ricevuto gratuitamente…
Partimmo. Chissà… Per gioco.
Una “Decina” di mesi dopo debuttammo con “FORZA
VENITE GENTE” nella parrocchia di San Giovanni Battista de’
Fiorentini, a Roma, ospiti di Don Franco Cutrone, allora vice parroco, che
ricordo sempre con tanto affetto e tanta amicizia. Cantammo dal vivo, con
qualche lampadina colorata, qualche microfono incerottato e… tutti in
jeans. L’incasso, quella sera, superò il milione delle care, vecchie
lire: una scatola di cartone piena di tante monetine tintinnanti. L’“offerta
libera” portò a tanto. Era il 23 dicembre 1990.
La scelta del nome della Compagnia non fu affatto sofferta: qualche giorno
dopo sarebbe nata la “nostra” prima figlia: Dalia Merola…
Così nacque la Compagnia Dalia.
La
Compagnia nasce nel 1990 dall'incontro di giovani decisi a mettere
il proprio talento a servizio dei più bisognosi, devolvendo in
beneficenza gli incassi di tutte le rappresentazioni.
Fin dall'esordio, ha scelto di eseguire i brani cantati rigorosamente dal
vivo, mantenendo poi nel tempo questa sua peculiarità.
Debutta nel dicembre del 1990 nella Chiesa di S. Giovanni Battista dei
Fiorentini a Roma con la Commedia Musicale "Forza Venite Gente"
di Castellacci-Biagioli, con il quale ha calcato palcoscenici di diverse
regioni d'Italia, riproponendolo nell'agosto del 1997 in Piazza della
Porziuncola ad Assisi.
La messa in scena dello stesso spettacolo è stata richiesta nel marzo del
1998 dall'Ordine Equestre del Santo Sepolcro presso il Teatro del Collegio
Americano a Roma e, di recente, l'Associazione Colle dell'Oro ha invitato
la Compagnia al Teatro Verdi di Terni.
Oltre alle varie rappresentazioni effettuate nella “Basilica Patriarcale
di S. Lorenzo Fuori le Mura” a Roma, nel 2000-2001 la Compagnia ha
portato questo spettacolo a Monterubbiano
(AP) e ad Ariano Irpino (AV) con incredibile successo di pubblico.
Lo spettacolo è stato replicato al Palacongressi di San Benedetto del
Tronto (AP) nel novembre 2001 con musica dal vivo, nel 1999 a Capena (RM)
nell’ambito della manifestazione “Estate Capenese” e al Teatro
“Dell’Aquila” di
Fermo (AP)
nell’aprile 2002.
Ultimamente è stato portato in scena nuovamente al Teatro del
Collegio Americano a Roma il 13 ottobre 2002 e, fuori Roma, nelle
località di Civitavecchia ed Oriolo Romano.
Nel
Dicembre 2003 è stato replicato ,suonato dal vivo al GRAN TEATRO di Roma.
La Compagnia ha debuttato inoltre nel giugno del 1993 con "Aggiungi
un posto a Tavola" di Garinei-Giovannini nella Sala Tirso dè Molina,
proseguendo poi al Teatro Don Bosco di Roma.
Tra le varie manifestazioni ha partecipato alla prima rassegna di teatro
musicale e di impegno culturale che si è tenuta a Roma presso il Teatro
"In Portico" nel dicembre 1996 riscuotendo uno straordinario
successo.
E’stata
inoltre ripresa nel giugno del 2003 a Civitavecchia e nel luglio 2003 a
Capena all’interno delle manifestazioni per l’estate capenese. Nel
dicembre 2004 la stessa commedia è stata interpretata con MUSICA DAL VIVO
al PALACONGRESSI di San Benedetto del Tronto.
Nel maggio 2004 è stata replicata al Teatro S.Luca di Roma.
Ha inoltre debuttato nell'ottobre 1999 con un altro grande colosso della
Commedia Musicale Italiana "I Sette Re di Roma" di Luigi
Magni e musiche di Nicola Piovani, nel Teatro Tirso dè Molina
a Roma dove è stato rappresentato diverse volte nel 2000.
La commedia è stata portata in scena nell’aprile del 2001 al teatro
Verdi di Terni, a maggio 2001 a Monterubbiano (AP) e a giugno 2001 in
piazza a Capena (RM) nell’ambito della manifestazione “Estate Capenese”
e, ultimamente il 25 maggio 2002 al Teatro
“Ventidio Basso” di Ascoli Piceno, al Teatro Olimpico di Roma il
23 giugno 2002 e al Teatro del Collegio Pontificio Americano del Nord a
Roma il 15 febbraio 2003.
Nel
marzo del 2004 è stata rappresentata anche al Nuovo Teatro Vigano di Roma
e a luglio 2004 all'interno dell'ESTATE DI
CECCHINA.
|