I SETTE RE DI ROMA

STORIA DELLO SPETTACOLO

Luigi Magni scrisse questa storia dei re per Paolo Conti, che la pubblicò a puntate sulle pagine romane de “Il Corriere della Sera”. Pietro Garinei, lettore accorto, disse che in quelle pagine si annidava una commedia musicale e consigliò a Magni di scriverla. Così fece e andarono in scena al Teatro Sistina il 13 febbraio 1989. Regia di Pietro Garinei, musica di Nicola Piovani, costumi di Lucia Mirisola, scene di Uberto Bertacca, coreografie di Micha Van Hoecke, Gianni Bonagura nel ruolo di Giano e Gigi Proietti nel ruolo di Romolo, Numa, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

Insomma, se li fece tutti. Poi, visto che ci si trovava, si fece anche: Tiberino, il Fauno Luperco, Enea, Bruto. Quattordici ragazzi, femmine e maschi, ballando, cantando e interpretando ruoli antagonisti, gli facevano corona. E’ ormai definitivamente accertato che Roma non nacque per decreto degli Dei e che la sua “missione” non era poi così “fatale” come vollero darci ad intendere. Ma è questo un buon motivo per maltrattarla? Dalla domanda che segue nasce lo spettacolo: una città che, bene o male, si trascina ventisette secoli sul groppone non meriterebbe, per caso, un po’ più di rispetto e un po’ d’amore? Se non altro, per questa sua desolata vecchiaia così piana d’acciacchi.

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I SETTE RE DI ROMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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